9 ottobre, buon compleanno nonno

Sarebbero 96, se ci fossi ancora. Confesso che non ricordo l’anno esatto in cui te ne sei andato. Ero già grande, fuori di casa. Era agosto e so che abbiamo pensato che, per volare via, avessi aspettato papà e la sua corsa contro il tempo per rientrare da uno dei tanti viaggi all’estero. Sei stato forte e lui puntuale. Vivo nella tua casa, mi siedo sulla tua poltrona, quella che non mi piace, ma che Cocca mi ha chiesto di non buttare via. Ho i tuoi pensili, il tuo armadio e un divano di cui, pur volendo, non sono ancora riuscita a disfarmi. La tua, la vostra casa, parla di voi. Nonni di altri tempi. Forse parla più della nonna, poco attenta ai particolari e molto alla forma. Chissà se ti avesse lasciato fare, cosa avresti scelto tu. Ho ricordi sfumati del tempo insieme. Un rullino sovraesposto di cui si sono salvati solo alcuni particolari.

Ricordo la cravatta con una macchia. I cioccolatini di Buffa a Natale (partivi con il treno la mattina presto e arrivavi per il pranzo con due vassoi, come se in nessun altro posto, in nessuna altra città potessero fare i cioccolatini per la festa), gli occhi azzurri che ridono e le bretelle. Ricordo il completo buono che indossavi anche per i pranzi familiari. La porta chiusa e lo shhh della nonna con l’indice al naso a indicare il silenzio quando tornavi dalla notte e dovevi riposare. Ricordo la tua risata e le barzellette che ti piaceva raccontare, il tono della voce che si è alzato con gli anni e che assomiglia sempre più a quello di papà. Ricordo un viaggio interminabile da Merano a Zoagli con la roulotte. Noi due. A Verona siamo usciti dall’autostrada per riprenderla a Parma: sostenevi che così si faceva prima. Strade provinciali in piena estate a 30 all’ora. Ricordo che stavo preparando l’esame di chimica e che vi avevo raggiunto per gli ultimi giorni delle vostre vacanze (quaranta giorni – diceva la nonna – se no non si sente il cambio d’aria) convinta che qualcosa di brutto ti sarebbe successo e io volevo vederti prima dell’irreparabile. Ti ricordo, alla festa per i vostri 50 anni di matrimonio, affondare le dita nella torta che era caduta, incurante della panna sui vestiti e del fatto che fosse sparsa per il pavimento. Ricordo lo sguardo imbarazzato della nonna mentre con il suo tono monocorde quasi implorava Duccio….

Ti ricordo con la pancia, il nasone e le scarpe con i lacci. Ti ricordo piano piano farti più piccolo, sostituire le scarpe con i sandali e muoverti a passi piccoli e incerti. Ti ricordo immerso in un altro mondo, alla fine. Non più tu, ormai lontano.

Oggi è il tuo compleanno e se ci fossi ancora ti avrei telefonato. Con le mie sorelle ci saremmo chieste per giorni cosa regalarti per poi scegliere un libro o qualcosa di utile e poi sareste venuti su, dalla mamma, a festeggiare.

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