Esprimi un desiderio – 46

Sono nata oggi, 46 anni fa. Sono nata in un giorno pari – il 26 non è solo un giorno pari, è il giorno dopo il 25 l’apice della seconda decina. Ecco, io sono nata il primo giorno dopo l’apice – di un mese ricordato più che altro per la ricorrenza dei morti di un anno a metà degli anni ’70, tra crisi petrolifera e stragi di stato. Credo che la malinconia mista al sorriso, siano il mio modo di sopravvivere al mondo che mi ha visto nascere e poi crescere. E’ il mio ricordarmi quotidiano che tutto è precario, fragile, venato di grigio. Che tutto può essere estremo, pesante, apparentemente infinito. Ma che tutto passa. E che vale la pena essere fiduciosa e andare incontro al mondo forse inconsapevole e un po’ impaurita, ma intanto andare.

Ho avuto tanti compleanni belli, un solo compleanno “peggiore”. Penso che il giorno del compleanno abbia un che di magico, una poesia insita nel fatto stesso di esistere, un potenziale che esplode per 24 ore e lascia scie luminose anche nei giorni a seguire. Ho cominciato a pensarlo quando, a sei anni, tornando da scuola ho trovato un orso gigante ad aspettarmi. Un orso che avevo desiderato per i mesi precedenti così tanto da considerarlo già mio amico. Quell’orso ha dormito nel mio letto per almeno 8 anni, anzi al posto mio, quando per due non c’era sufficiente spazio. Credo sia stato il mio primo amico del cuore.

Per 46 volte, uno a compleanno, ho espresso un desiderio.

Fa che oggi la Nutella ingrassi un po’ meno, che io cresca di 5 centimetri e che i tacchi rossi non mi facciano male almeno per un giorno. Ti prego, domani 30 e lode, fa che non piova e che papà torni in tempo. Che il maglione non abbia la zip, che si ricordi, che anzi, si ricordi e mi telefoni (i compleanni mi hanno sempre trasformata in un’inguaribile adolescente romantica). Speriamo che non interroghi, che stasera ci sia una festa a sorpresa o almeno ci sia qualcuno per una birra. Che la torta non si bruci, che mi abbiano scelto, che il mascara non coli se mi emoziono. Fa che non muoia, non ora, anzi fa che viva ancora un po’, fa che mi abbracci, fa che io abbia ancora tempo e lo sappia usare. Dimmi che partirò, che non guarderò gli altri vivere dalla finestra, che il treno non sarà in ritardo. Promettimi che i pezzetti di cuore si ricomporranno, che la prossima volta nascerò in estate, che ci sarà un mio gemello. Fa che mi pubblichino anche solo poche pagine, che io sia tanto felice e se non si può, almeno un po’ serena. Che vada presto in Cile, che conosca Gael Garcia Bernal, che se mi sposerò, lo farò in rosso a piedi nudi e sulla spiaggia. Ma che se andrà tutto male, non avrò paura.

Foto di DarkmoonArt_de da Pixabay 

One Comment

  1. Che dire questa volta se non ancora Auguri!

    Questa, secondo me, ti rappresenta tantissimo :

    “vale la pena essere fiduciosa e andare incontro al mondo forse inconsapevole e un po’ impaurita, ma intanto andare.”

    a presto
    A.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.