gratitudine

Chi mi conosce sa del mio rapporto bizzarro con il cibo e della mia dipendenza da tre cose: la pizza di mia mamma, le tortilla chips e l’Equobonita (alternativa equa e solidale alla Nutella). Se con le prime due ho un rapporto prevalentemente diurno, l’Equobonita è la compagna perfetta delle mie notti. Non ho il sonno facile, diciamo pure che non ho un sonno definibile. E’ intermittente, agitato, sconnesso. Ho provato a bere latte caldo, a cambiare materasso, a cambiare addirittura letto a metà della notte, a leggere, sentire musica, passeggiare. Ho provato a sistemare la rubrica del telefono, cancellare messaggi, scrivere, parlare da sola, sdraiarmi per terra, aprire o chiudere la finestra, ingoiare gocce, pastiglie, bustine, spalmare creme e fare respiri. C’è solo una cosa che funziona. Un cucchiaio di crema di nocciole. Non troppo pieno, non troppo raso, in piedi davanti all’armadietto aperto. Tempo di lanciare il cucchiaino nel lavandino e andare a letto, la crema si scioglie in bocca. Il sonno, almeno per le successive due ore è assicurato.

Se però il cucchiaino di Equobonita arriva alle due del pomeriggio, vuol dire che non è una buona giornata. Il grigio del cielo che non sboccia, i continui ed ulteriori divieti, i numeri che calano, non calano, forse calano se li guardi da destra o forse no, la stranezza di una settimana che finisce, il dubbio che tutto questo non finirà, l’incertezza di come tutto questo finirà, il rassicurare o il farsi rassicurare, il fare come se, l’ostinarsi, l’arrabbiarsi…non è una buona giornata se non fino a quando comincio ad elencare mentalmente dei nomi.

Grazie ad Alessia e Gaia per il mancato selfie in farmacia e al termometro paracadutato sull’aeroporto dell’Urbe, grazie ad Alberto che mi scrive i suoi commenti direttamente sul blog, grazie a mamma e papà per i video improbabili di oggi e a Nicole con le sue faccine. Grazie alla carne halal e al cinese di Francesca, alle foto in bicicletta di Adama, al problema del tempo di Prosper e all’ok di Abraham e Samuel. Grazie al ritorno al futuro di Giulia, alle telefonate del primo pomeriggio di Piero, ai tre sacchetti di tortilla chips e crema di nocciole davanti al portone di Cocca. Grazie a Pietro e Cecilia per l’happy hour, al buongiorno di Angela, ad Adil per le battute in bergamasco e a MamaSa per i 30 muffins. A Domenico per la laurea via skype, a Diego per la canzone degli U2, a Flavio per i saluti della maestra Giulia. Grazie al documentario sulle balene di Lorenzo, all’abbonamento di Altreconomia di Andrea, alle conversazioni della primula gialla di Ilaria. Grazie a Elena ed Annette che si preoccupano che io abbia da mangiare, a Marco per le nuove norme, a Giuseppe per caffè etiope, pop corn e la cartolina di Tina Modotti. Grazie ad Amadou per la fisioterapia in diretta, a Kazeem per un sei bellissima scritto senza errori e ad Abdela che mi fa incazzare come quasi nessuno mai. Grazie agli harmony serie bianca di Susanna, alla nuova logistica di Luca, alle soluzioni pratiche di Ibou e all’eredità di Davide. Grazie al Bolt in piena forma di Francesco, a Internazionale di Anna e agli sbadigli di Ergent. Grazie a Chiara e al suo riassunto di Don Matteo e al gioco dell’impiccato.

Forse le cattive giornate sono altre, oppure, nelle cattive giornate c’è comunque tanto di buono.

Foto di TanteTati da Pixabay 

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