Nur e le impronte rubate (la brutta favola di Dublino)

C’era un volta una ragazza, forse addirittura una principessa. Si chiamava Nur. Aveva occhi da gazzella, gambe lunghe per correre e tanti veli colorati che le coprivano i capelli. Il suo preferito era rosso.

sudanNur viveva in un paese che tanto tempo prima era bello. Poi, però, si era trasformato in uno scatolone di sabbia, petrolio e uomini che si facevano la guerra. Nur non se ne curava, impegnata com’era a diventare contabile. Non è cosa da tutti i giorni essere la prima della famiglia ad andare all’università.

La sera, prima di addormentarsi pregava di sognare Alì, il suo amore lontano. Pregava di sognare che si sarebbero sposati, che avrebbero avuto una casa, dei bambini e un pozzo. Pregava di sognare, così la guerra sarebbe stata lontana per un po’.

Un giorno, qualcuno la sentì dire che il presidente era una cattiva persona. Sì, proprio una cattiva persona.

Chissà se immaginava, la principessa Nur, che dire la verità l’avrebbe portata a camminare nel deserto con il naso rotto per arrivare in un altro paese tutto di sabbia, petrolio e uomini che fanno la guerra.

Chissà se immaginava, la principessa Nur, che non sarebbe più stata la principessa di nessuno, ma un numero in una prigione al di là del mare.

Per essere precisi, un numero, dieci impronte digitali e un foglio con scritto “rottura pregressa del setto nasale”.

All’inizio si era chiesta cosa ne avrebbero fatto delle sue impronte gli uomini bianchi. Ma poi aveva smesso: gli uomini bianchi – pensava – non sono cattive persone come il presidente. Gli uomini bianchi – si diceva – non sono capaci di fare magie.

E fu così, infatti, che gli uomini bianchi la mandarono via dalla prigione. E lei cominciò di nuovo a camminare. Andò su su su. E c’era scritto Milano. Poi a destra destra destra. E c’era scritto Torino. Poi giù giù giù. E c’era scritto Ventimiglia. Poi a destra destra destra. C’era scritto Nizza. Poi sinistra sinistra sinistra. C’era scritto Ventimiglia. Di nuovo?confine

Si riposò e ricominciò. Destra destra destra. Nizza. Sinistra sinistra sinistra Ventimiglia. Destra destra destra Nizza. Sinistra sinistra sinistra Ventimiglia.

Forse anche gli uomini bianchi erano brutte persone, si disse alla fine. Doveva liberarsi della magia delle impronte.

Andò da una fata bionda. Era bianca anche lei, ma decise di fidarsi un’ultima volta.

“Ti prego toglimi la magia. Io non voglio più camminare a sinistra e poi a destra e poi di nuovo a sinistra e poi di nuovo a destra. Io voglio andare da Alì. Alì mi aspetta.”

La fata bionda sorrise. Le prese le mani, girò i palmi all’insù e gliele accarezzò.

“Ti hanno preso le impronte?”

“Si, ma come fai a saperlo, si vede dalla pelle? Posso riaverle?”

“No, non puoi riaverle.”

“Come no? Ho camminato nel deserto e ho attraversato il mare solo per andare da Alì. Alì mi proteggerà se tu cancelli le impronte.”

“Le impronte non si possono cancellare. E tu non puoi camminare fino da Alì. Se ti vuoi salvare, devi rimanere qui.”

“Rimanere qui? Qui è bello, ma io voglio Alì.”

Nur si guardò le dita, affusolate, e si coprì gli occhi da cerbiatta.

“Se non mi ridanno le impronte, io non voglio più vivere.”

Il sole picchiava. La vita, intorno, era immobile.

“C’è un modo per riavere le impronte – sussurrò la fata bionda – ma è molto pericoloso.”

“Più del deserto, del mare, del presidente cattivo e degli uomini bianchi che rubano il futuro?”

La fata bianca rimase in silenzio. Che ne sapeva lei di tutte quelle cose?

“Forse non così pericoloso.”

“Allora ti ascolto.”

“Devi diventare invisibile per passare linee immaginarie che si chiamano confini. Incontrerai boschi, strade, monti, città e un altro mare. Poi ci sarà Alì. E quando sarai con Alì, ti dovrai nascondere. Devi essere trasparente come l’acqua, silenziosa come l’aria, forte come la terra.”

“Per quanto tempo?”

“Devono passare almeno dodici lune da quando ti hanno rubato le impronte e almeno cinque lune da quando avrai trovato il tuo Alì. Mi raccomando conserva un ricordo di quel giorno, ti sarà utile.”

“Tutto qui?”

futuro“Non ancora. La prova più difficile sarà andare da altri uomini bianchi e farti proteggere da loro, donando loro di nuovo le tue impronte e il ricordo del giorno in cui hai trovato Alì.”

“Mi ridaranno le vecchie?”

“Le vecchie impronte saranno scomparse e tu riavrai la tua vita.”

Nur sorrise. Cominciò a sistemare le sue cose in una piccola borsa di plastica. Un pettine, una maglietta, il caricabatteria. Alzò per un attimo ancora la testa.

“Se non funziona?”

A questo la fata bionda non seppe rispondere. La abbracciò.

“Se non funziona, io sarò qui ad aspettarti.”

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