Il mare in mezzo (nel #tempodiuncaffè)

“Il mare in mezzo” è l’ultimo appuntamento con i racconti da leggere nel #tempodiuncaffè.

Ho a disposizione, un’altra volta, un mix di parole che decisamente mi rappresentano: nostalgia, mare, distanza per le quali ringrazio Stefania, Francesco e Federica. I più affezionati alla “rubrica”, quelli che mi hanno accompagnato e senza i qu11666395896_2667255b15_oali il #tempodiuncaffè sarebbe stato solo mio.

Sgombriamo subito il campo: questo progetto non ha cambiato la vita di nessuno, anzi è rimasto sottotraccia, ha camminato in punta di piedi settimana dopo settimana, tra la mia voglia che corresse via da me e la paura che si schiantasse perché si corre solo quando si sa correre.

Se lo guardassi con gli occhi di una SEO un po’ artigianale direi che i racconti del lunedì mi hanno dettato il tempo della scrittura. E creato un abitudine (fidelizzare è una parola che non si può ascoltare), almeno una volta alla settimana.

Se lo guarda
ssi con gli occhi di una blogger, direi che mi sono divertita a mixare le parole, senza sapere fino alla fine né che parole avrei avuto a disposizione né in quale mood mi avrebbero trovato.

Se lo guardassi con gli occhi di mia nipote, direi che i racconti (le favole come le chiama lei) sono troppo lunghe e troppo difficili.

Se lo guardassi con i miei occhi, sarei contenta. Perché non mi ero posta altro obiettivo che farlo. Arrivare in fondo e chiedermi: e ora?

 

Dicono che non si può guardare il mare come prima.

Sì, dicono.”

 

L’ho lasciato andare. Come si fa quando non c’è altra soluzione. L’ho lasciato andare come fosse l’ultima cosa prima della rassegnazione. L’ho lasciato andare accarezzandolo dolcemente sulla spalla sinistra, scendendo con la mano verso il cuore. Non avevo da dargli se non quella carezza. Non so dove sia andato. Insieme ad altri, ma da solo. Ha quindici anni. Qui abbiamo solo mucche scheletriche e pozzi che si asciugano. Non è il primo e non è l’ultimo. Sguardi

 

Dicono che tornano.”

Sì, dicono.”

 

La distanza la misuro in giorni di viaggio. Il peso lo misuro in catini di riso. Il tempo in albe e tramonti. La gioia in una risata. Il dolore in silenzio. Non ho chiesto niente. Forse avrei dovuto. Ma io conosco albe, catini, mucche e silenzi. Che ne so io del mare? Che ne so io degli uomini blu?

Dicono che per loro il mare è come un fiume.”

Sì, dicono.

Albe e tramonti. Albe e tramonti. Albe e tramonti. Passano inesorabili e io non so più niente. Sarà arrivato? Avrà paura? Sentirà nostalgia? Avrà trovato qualcuno che si prenda cura di lui? Ci dimenticherà? Tornerà a prenderci? Ho visto in un giornale, vecchio, che là fa freddo. Come qui di notte, ma di più. Gli basteranno i soldi o dovrà lavorare? Lui sa solo badare alle mucche. Avranno le mucche?

 

Dicono che il mare restituisce tutto.”

Sì, dicono.”

 

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