Mondovisioni, da dentro

Mondovisioni è una storia iniziata cinque anni fa a Ferrara, al Festival di Internazionale. E’ una storia d’amore, oserei dire. D’amore e di resistenza.

Inizia con le code di Piero al Cinema Boldini. E ancora prima con una scelta a tavolino di incastri di orari e distanze guardando il programma giallo del Festival. Cosa sacrificare per vedere Eurotrump? A che ora andare per essere sicuri di entrare?

Prosegue con un collettivo – Piero, Lucia, Anna, Nuccia – perché non lo facciamo anche noi? Di solito le riflessioni migliori ci vengono nelle lunghe attese al Cafè de la Paix, o nel soggiorno di Geki e Cristina, che hanno la fortuna di abitare in centro a Ferrara e hanno il buon cuore di prestare la casa, ogni anno, a Lucia.

Perché non farlo anche noi? E’ un noi variabile e fluido. Gli attori protagonisti di questa storia aumentano: ci sono le riunioni, le mail, i messaggi con Marco, con Tiziana, con Anna Maria. In alcuni anni anche con Domenico. Siamo sempre noi, si potrebbe obiettare. Sindacati, associazioni, cooperative. E’ un bene, perché andiamo in continuità e conosciamo le dinamiche interne di ciascuno. Ogni tanto ci guardiamo sconsolati e ci sembra di raccontarcela. Il soppalco di Zucchero Amaro è un amico silenzioso e spazioso dove, alla fine, abbiamo sempre deciso di rilanciare.

C’è Marcello che sposa la causa e ci concede gli spazi del Convento dell’Annunziata a Sestri Levante. In cinque anni siamo passati dal lei al tu. In cinque anni, abbiamo imparato a fare a meno del tecnico e del fonico. In cinque anni, non abbiamo eliminato le telefonate allarmate delle 19,32 (senza risparmiare nemmeno la sua luna di miele) ma le abbiamo ridotte. Cresce, nel tempo il dialogo con l’Amministrazione comunale, presente e attenta. Ci salutano, di volta in volta, Valentina, il sindaco o Daniela, assidui compaiono dirigenti comunali o neo consiglieri.

Impariamo a maneggiare tutti gli elementi di questa storia. Ci sono otto documentari da tutto il mondo tra cui sceglierne almeno cinque. C’è Stefano di CineAgenzia che, una volta contattato, spedisce i file. E poi c’è un altro Stefano, che ci fa le grafiche del materiale promo. Giallo e azzurro i primi tre anni, azzurro e giallo gli ultimi due: colori e grafica standard per essere coordinati con il resto delle manifestazioni. C’è la corsa alla tipografia, ci sono gli errori da correggere, la pagina Fb da creare (evento o pagina?), i comunicati stampa da redarre, i contatti diretti con i mass media locali (chiami tu o chiamo io? magari un’intervista riusciamo a farla!), le newsletter da impostare e condividere, il passaparola.

E c’è la sera delle proiezioni. L’ingresso nella sala, con PC e brochure, con quella sottile ansia che mi fa controllare ancora sugli scalini esterni mentre giro la chiave nella serratura, se sedie, casse, schermo sono ancora lì, dalla settimana precedente. Quella sottile ansia che non mi abbandona mentre accendiamo le luci, colleghiamo pc/videoproiettore e casse e cerchiamo di infilare i cavi giusti (quelli con lo scotch blu) nei buchi giusti. Mentre facciamo le prove dell’audio con l’immancabile battuta Tanto ci sono i sottotitoli e con Piero in fondo alla sala che alza o abbassa il pollice, mentre troviamo il microfono e sistemiamo il file proprio nel punto in cui, dallo schermo compaia la scritta MONDOVISIONI.

E’ pronto, ma l’ansia non mi abbandona, né quando mangiamo il panino di rito al Bistrò né quando, verso le 20,30 iniziano ad arrivare le prime persone e continuo a muovere il mouse per non fare incantare il meccanismo tecnologico, convinta che viva di vita propria. E sia fondamentalmente un meccanismo dispettoso.

Dieci, venti, trenta, a volte fino a ottanta persone. I visi, in cinque anni si sovrappongono. E’ bello guardarli, guardare dove si siedono, scambiare due chiacchiere con gli affezionati e salutare sorridendo i nuovi arrivati.

E’ bello avere una routine. Piero alle luci, Lucia all’avvio, Lorena e le ragazze del servizio civile allo stand informativo sul commercio equo e solidale. Sono orgogliosa e sempre emozionata, verso le 21,00 quando salgo sul palco per introdurre la serata. Mai una cosa lunga. Giusto il tempo di ricordare chi cosa come quando e perché siamo qui e di raccomandare a chi ha problemi di vista di sedersi nelle prime file, che la lettura è più semplice.

Ho detto tutto bene? Si capiva? E’ quello che puntualmente – cinque anni per cinque proiezioni – chiedo a Lucia mentre la sala sprofonda nel buio e nell’attacco del film. Rimango poi da sola, davanti al pc, per scongiurare gli imprevisti. Conosco tutti i documentari, li ho visti nei giorni precedenti, non tutti ma a salti, per essere sicura che non si siano problemi di visibilità. Ogni tanto ci sono stati. A cose fatte, poi, ne abbiamo riso.

Ancora quindi un’ora, ora e mezza di tensione mista alle emozioni che suscita l’argomento della serata. Abbiamo davvero fatto il giro del mondo: la corruzione in Sud Africa, il maestro – presidente della Colombia, le donne avanzate cinesi, le rotte migranti del Messico, del Mediterraneo e dell’Oriente, la Brexit, il razzismo finlandese, Ada Colau e il nazionalismo olandese.

Raramente non ho pianto, nel buio. Raramente ho visto – alla fine – le persone andarsene scontente. Mai qualcuno ha abbandonato la sala prima della fine della proiezione.

Le luci ritornano sui titoli di coda. Al microfono solo il ringraziamento e l’appuntamento alla proiezione successiva. Fino all’ultima in cui l’appuntamento è per l’anno dopo, con l’invito a non perdersi di vista. A ricreare quella piccola comunità che insieme, si nutre di immagini, parole e suoni spesso inaspettati, ma che entrano dentro e fanno germogliare idee e senso di appartenenza.

Amore e resistenza in tempi di fatica globale.

L’ultimo atto è spegnere tutto, richiudere la porta e il cancello alle spalle. Accendere una sigaretta e nel tragitto verso la macchina dirsi che anche questa è andata.

Non mi rimane, ora che ridare le chiavi a Marcello e attendere il prossimo Festival di Internazionale e ringraziare, ancora una volta, Ass. Il Bandolo, Ass. Popoli Solidali, Ass. La Nassa e Gruppo Tassano, Mediaterraneo Servizi e Comune di Sestri Levante, compagni di avventura di quest’anno.

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