Per quante cose io faccia

Oggi è stata una buona giornata.

P. ha ottenuto la sua nuova residenza. Davanti all’impiegato dell’anagrafe ha sorriso. Ha parlato della guerra nel suo paese, il Cameroun e ha parlato della Juve, la squadra che tifa qui in Italia. Ti piace vincere facile ha scherzato l’impiegato, mentre gli spiegava la procedura e gli dava il benvenuto a Sestri Levante.

A. ha storto il naso davanti allo sciroppo per la tosse, come i bambini. Due bicchierini per tre volte al giorno. In Pakistan, mi ha detto, per ricordare la posologia, si fanno tante linee sulla scatola quante sono le volte che bisogna prendere la medicina. E così ho disegnato tre linee. Ha continuato a storcere il naso e mi ha chiesto di fare la foto per mandarla a suo fratello che è farmacista. La guardia medica, ci ha rassicurato che non c’è nulla di grave, solo l’influenza di queste giornate che un po’ sembrano luglio e un po’ sembrano dicembre.

A. ha avuto il suo certificato di residenza per perfezionare il tesseramento calcistico. A. lavora sei giorni su sette, sorride tanto e in sei mesi ci ha chiesto solo un aiuto: ricominciare a giocare, come faceva in Gambia. Il suo allenatore dice che è bravo e che se A. vuole, lui se lo tiene. Ha qualità tecniche interessanti, ma sono soprattutto le qualità umane che hanno colpito lui e la squadra.

K. oggi, in un colpo solo ha firmato un contratto di apprendistato per tre anni nell’azienda dove avevamo trovato un tirocinio quest’estate e ha ricevuto per posta il passaporto nigeriano. K. ha passato mezz’ora a fotografarmi e inviarmi via whatsapp tutte le pagine del contratto e del passaporto. Ha fotografato anche la busta con cui è stato spedito. K. mi ha ringraziato dicendo che è fiero di me. In realtà io ho il cuore pieno di gioia per lui.

A. oggi era felice perché l’orientamento precedente all’attivazione del tirocinio sta andando bene. A. vuole fare l’elettricista, ma i corsi durano troppo a lungo rispetto al suo permesso di soggiorno. Ora, ne è convinto anche lui anche se a malincuore, è meglio puntare sul lavoro. Poi, dopo, anche la scuola. Non voleva disturbarmi e così mi ha salutato talmente a bassa voce che non l’ho sentito uscire. Gli avrei augurato buona giornata.

G. oggi mi ha telefonato per dirmi che l’esito della commissione è stato negativo. C’è il ricorso, ma la voce era triste. Sono bloccato qui, dopo tre anni. Ancora bloccato qui. Ha un buon avvocato, un suo amico. Sta facendo un tirocinio, ha più vita lui in Italia di quanta potrei io racimolarne in anni e anni. Si è scusato per non avermi avvisato prima. Si può abbracciare qualcuno per telefono? Si può rassicurare qualcuno che andrà tutto bene?

E. mi ha inviato tutti i documenti per la conversione del permesso. Da umanitario a lavoro. M. era stanco e dormiva, ma poi mi ha mandato tante faccine sorridenti e mi ha chiesto Come va capo? A. ha risolto i suoi problemi con la mail mentre Y. mi ha comunicato il suo nuovo numero di telefono.

E’ stata una buona giornata.

Eppure, per quante cose io faccia, muoiono.

Per quante cose io faccia, vengono dimenticati e il mare li inghiotte.

Per quante cose io faccia, non tutti hanno il diritto di essere vivi questa sera.

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