Se la vita che salvi è la tua

Premetto che mi piace un sacco Fabio Geda e che con lui non riesco a scindere la persona dallo scrittore. E’ come se la gentilezza – ecco, sì, Fabio Geda è gentile nel significato più pieno del termine – venisse fuori dalle righe, desse voce alla parola scritta.

Quindi, sono di parte. Quindi, come al solito, non farò una recensione di Se la vita che salvi è la tua (ed. Einaudi).

Ma poiché terminare un libro è un po’ come perdere un amico, seppur immaginario, ho voglia di tener traccia di Andrea, Agnese, Ary, Walter. Di tener traccia delle loro traiettorie, anche quando hanno un po’ il sapore del surreale. Di enumerare i 5 perché – anche se non è stato “il libro della vita” (quello che avrei voluto scrivere) – sono stata contenta di averlo scelto.

gedaLa copertina. Non sono riuscita a capire se è più eterea o più fisica. Una copertina così ti fa innamorare. Parti già conquistata.

Quetzalcoalt. Una bambino che decide di cambiarsi nome e sceglie Quetzalcoalt dopo una vacanza in Messico è quanto di più sorprendente potessi leggere in quel momento in quella pagina. Quetzalcoalt muore per risorgere. Chissenefrega se non è probabile, possibile, credibile. Quetzalcoalt.

Le coincidenze. Il caso non è caso del tutto. Il caso lo costruiamo a volte, senza che rendercene conto. E alla fine siamo (forse) una somma di coincidenze.

Il fratello del figliol prodigo. Che di questi tempi, detta così, è pure un po’ blasfema. Ma il più umano, tra i due, è il fratello. Anche il padre non scherza. Come doveva essere stato padre Rembrandt per rendere perpetuo il fluire di passioni così diverse.

“Lui è quello incazzato perché c’è chi ha fatto meno e riceve di più. Quello invidioso. Quello che forse avrebbe fatto bene a perdersi una volta nella vita, almeno una, a scartare di lato e a giocarsela con l’imprevisto, al posto di macerare nell’ideale di santità” rembrandt-il-ritorno-del-figliol-prodigo-part2

gesti gentili, eccoli, ancora loro. Lo sgabello per sedersi davanti al quadro al Met, la prima moneta che cade nel bicchiere di plastica dell’elemosina, la corsa per restituire il camion dei pompieri dimenticato, il numero di telefono scritto in caso di necessità, il letto rimediato in uno sgabuzzino, una telefonata in America, un’aspirina e una sciarpa regalate a uno sconosciuto febbricitante. Gesti insignificanti per quanto sono veloci, per quanto sono automatici. Gesti che salvano. Perché umani.

 

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