a tentoni

Sembra una vita fa, eppure è solo una settimana. Una settimana di quasi liberi tutti. Di contraddizioni, di si-no-forse-mah-vediamo-faitu, di distanza, paura e soprattutto, ora, rabbia che cova piano, silente, dietro le mascherine, ma che esploderà davanti all’inconsistenza delle promesse e dei proclami.

Sembra una vita fa, ma è solo da sette giorni che mi chiedo cosa posso davvero fare, che sperimento come sarà. E mi invento ora per ora, nemmeno giorno per giorno. Ho letto di meno, ho ingurgitato medicine di più, ho lavorato peggio, ho meditato uguale, ho camminato di più, ho videochiamato di meno, mi sono arrabbiata di più, ho dormito di meno, ho pianto di più, ho sperato di meno.

Dopo due mesi ho varcato il cancello di casa dei miei genitori. Finora le visite erano state veloci, con una grata e una scala a separarci, loro su e io fuori. Lasciavo la spesa sul gradino e poi, una volta allontanata loro scendevano a prendere il sacchetto. Erano visite quasi clandestine, in cui ti davi conto dello stato fisico dell’altro. C’è, non c’è. Ieri, invece, ci siamo seduti sul terrazzo, io sull’ultimo scalino, dove stavano abitualmente loro, loro su due poltroncine sotto la finestra del bagno. Non ci siamo toccati. Mio papà ha messo la mascherina, mia mamma – ribelle – no. Mi hanno lasciato la bottiglia dell’acqua per terra, bottiglia che poi mi sono portata a casa. Mia mamma ha attivato l’apparecchio acustico che odia, perché la voce dietro la mascherina è troppo flebile per capirsi. Non sono entrata, non me lo hanno proposto. Abbiamo chiacchierato come un sabato pomeriggio qualsiasi che qualsiasi non era. Prima, mi sarei fermata a cena, ci avrebbero raggiunto le mie sorelle, gli zii vari e i nipoti, cane compreso. Avremmo fatto casino in sala, avremmo giocato a tabù o nomi-cose-città, Cocca avrebbe lavato i piatti, Diego avrebbe portato del vino, Fede una torta se ci fosse stato un compleanno. Il caffè si sarebbe versato sulla tovaglia e Pepe avrebbe cercato di rubare tutto il pane possibile direttamente dalla tavola. Sto facendo il minestrone, vuoi che te ne dia un po’ da portarti a casa? è il nuovo sabato sera. Cuore di mamma e papà che pensano che io non mangi sufficientemente nonostante sia fuori di casa da quasi vent’anni.

A oggi, invece, sono passati due mesi e più dall’aver visto la cucina di mia sorella. Scarpe fuori dalla porta, mani lavate una volta entrati, tutti con le mascherine e comunque distanti. Stiamo in piedi in cucina, lei e le due nipoti da una parte, io dall’altra del tavolo. Chiara mi fa fare il tour, come fosse la prima volta. L’acquario zia, guarda i pesci nuovi e la cozza che è aperta e pulisce l’acqua. Zia vuoi la cioccolata dell’uovo o un orociock da portarti via? Stiamo in piedi e non ci tocchiamo nemmeno quando scelgo il mio scobidoo. Il tavolo si è magicamente trasformato in un souk, pieno di fili, perline, gancetti. Chiara è ora una venditrice e Nicole l’artista che crea su richiesta un portachiavi viola e bianco. Ci siamo viste quasi tutti i giorni in video e sentite al telefono ma quasi mi mancano le parole, come se gli abbracci negati, il non potersi toccare o stare vicine, me le avessero portate via. Non sentirmi estranea, in assenza di gesti, è paradossalmente più facile da dietro uno schermo. Lì impalata, mi sento goffa. Ogni passo, ogni movimento in casa è come un violare l’intimità di chi ci abita, un fare un dispetto, un mettere in pericolo. Sento la voce di Fede, di là, che urla contro la play per un gioco che non vince – fa sempre così dicono con gli occhi al cielo le sorelle, da due mesi. Si palesa, più alto e più secco di come lo ricordassi, ma viene risucchiato dal corridoio velocemente.

Non mi voglio così, distante e distinta, penso tornando a casa. D’impulso sorrido a chi incontro, con o senza mascherina. Lo faccio da una settimana, come a cercare un’empatia, un’assonanza. A volte va bene – abbiamo solo gli occhi adesso – a volte mi torna indietro il gelo, il dubbio, quasi il giudizio.

Per il tetris della negazione non sono ancora pronta.

Foto di Ahmad Ardity da Pixabay 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.