una somma di piccole cose

Il grigio del cielo non aiuta, è ambiguo. Sono scesa più per riempire due minuti di tempo in questo sonnolento pomeriggio che per buttare la spazzatura e mi sono resa conto che il grigio non corrisponde al tepore dell’aria. Sono uscita con il pile e un golfino, come un mese fa. Da dietro i vetri, non so cosa succeda fuori. Vedo uno spicchio e penso sia il tutto.

I giorni passano e la mia vita ha ripreso una forma simile a quella di prima. Monca, ma simile. Esco per andare a lavorare due o tre volte a settimana. Per il resto del tempo sono attaccata al pc o al cellulare. Non ho smesso di ascoltare distrattamente il suono della meditazione mattutina, di alzarmi alla sveglia delle 7,03, di fotografare il secondo binario, di inviare pensieri positivi, di fare ginnastica dopo colazione. Prima di lavorare, verso il tè (un giorno limone e zenzero, un altro verde alla menta) guardo tre siti di giornali online e facebook, faccio la lista delle cose da fare durante la giornata lavorativa. Appunto tutto sull’agenda, comprese le spese del giorno prima. E’ una realtà monca e più passa il tempo, più si avvicina il 3 maggio, più mi chiedo se sarà tutto qui. La paura e la rabbia parzialmente sostituite dall’abitudine. Un’abitudine distante, individuale, asettica, igienica. Un’abitudine in cui, sempre più spesso, mi chiedo quale sia il bene verso cui pensavo di andare.

La cosa bella del sabato è che sostituisco la ginnastica con le pulizie. Ho fatto una sorta di baratto: uso dell’aspirapolvere in cambio della fatica degli addominali. L’odore di disinfettante invade la casa, mi pare più di prima. Non è un profumo e mi allarma più che tranquillizzarmi. Come i controlli delle autocertificazioni da parte dei carabinieri sotto la mia finestra. Oggi è la volta di un dog sitter. Per attutire, per mitigare il momento (dalle finestre so che ci sono sguardi indagatori, sguardi che aspettano che qualcuno venga colto in fallo, a prescindere quasi dal motivo per cui viene controllato) ho spalancato i vetri e alzato la musica. E’ così forte la cappa. Prima viene l’astio, poi il rigore, poi forse il dubbio.

La cosa brutta del sabato è che non c’è la scusa del lavoro e il tempo si dilata, diventa una sorta di blob vischioso dove il senso si perde nelle cose che mi induco a fare, che posso fare e che mi salvano. Come una pallina da ping pong passo dalle immagini e dalle parole di cittadini libici in un’inchiesta del New York Times (non sappiamo se moriremo di virus o di bombardamenti) alla richiesta urlata di mia nipote di uscire (sono stanca, dalla mattina alla sera non faccio niente, solo mangio e dormo). Dall’insofferenza claustrofobica della mamma per la vita che scorre senza abbracci in giorni che sente rubati, alla lotta per la sopravvivenza nelle baraccopoli di Lima, dove prima del virus può la fame. I pensieri rimbalzano, cercando un appiglio di concretezza: immaginare la spesa sospesa via whatsapp e voler andare lontano, magari in Africa, perché sento che è tempo, di nuovo, di andare. Sorridere forzatamente all’idea che forse il mare sarà sostituito da piscine gonfiabili in giardini isolati e discutere mutamente con il sito delle Poste per capire se una postepay sia stata clonata oppure no. Scrivere, perché non posso farne a meno e seguire in una telefonata il desiderio di un viaggio in moto da Chiavari a Santa Margherita Ligure, immaginato ora come l’unico possibile.

Questo sabato non è tanto diverso da quelli precedenti, ma prima pensavo di avere tutto il tempo del mondo. Prima pensavo, ingenuamente, che volere fosse potere. Uscire, non uscire, scrivere, leggere, stirare, abbracciare erano atti della mia volontà. Atti che potevo rimandare all’infinito. Che potevo rimandare fino a che non fossi stata pronta, fino a che non fosse stato il momento giusto. Fino a che. Ora qualcuno, questi abbracci, se li è portati via, li ha chiusi in un cassetto e non mi ha detto se e quando potrò averli indietro.

Il sabato non è un buon giorno, in questo eterno attendere la domenica. Come fosse la normalità, quella che mi manca.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.