Palermo. Il costume, la cuffia e gli occhialini sono rimasti, fedeli e disoccupati in un cassetto fino a oggi. Sai quando ti trasferisci e pensi che le tue abitudini non cambieranno? Io, quelle persone lì, le invidio. Da casa, in tre anni, sono passate persone che hanno continuato le loro lezioni di yoga, pilates, apnea. Persone che hanno continuato ad andare dall’estetista, a fare corsi di ballo, pesi o total body. Chi ha comprato una bicicletta o imparato ad andare sul monopattino. Io no. Io avevo la piscina, il blog e i libri…sono sopravvissuti i libri.
Palermo. Oggi ti ho sfidato, e ho perso. Due autobus, circa 3 km, oltre un’ora di tragitto. Un campus universitario senza indicazioni. Una piscina che ho pensato, se è all’aperto, nemmeno faccio il biglietto. La piscina era sottoterra, ma per il biglietto, non c’è stato problema. L’accesso – una signorina che probabilmente aveva origini liguri per la ostentata finta gentilezza e una voglia di lavorare priva di voglia – è possibile solo con il badge. Il badge si prende al momento dell’iscrizione. L’iscrizione si fa in segreteria. La segreteria è chiusa. E no, io non dovrei nemmeno dirle che potrebbero esserci ingressi singoli o ad abbonamento. Questo lo fa la segreteria. E no, se vuole le faccio vedere la vasca dal vetro, ma gli spogliatoi proprio no. Credo ci abbia messo in tutto un minuto prima di tornare a chiaccherare con il collega seduto a fianco. Perchè in fondo la segreteria è aperta anche in pausa pranzo dal lunedì al venerdì.
Palermo. Ti ho sfidato e ti ho fatto credere di avere vinto. Sono tornata a piedi, tempo di percorrenza uguale a quello degli autobus. Mi sono goduta il sole, ho scaricato la app per le bici elettriche, comprato la terra per trapiantare piantine di basilico, comprato un libro e chiaccherato di orli fatti a mano, stilisti nigeriani e del possibile nuovo governo israeliano.
E il blog. Perchè si vive di tentativi. Dicono.



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